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PACIFISMI E STORIA EUROPEA: A GRADISCA IL DIALOGO CON ROBERTO DELLA SETA

data di pubblicazione: 15-03-2026

Al Circolo della Storia la presentazione dell’ultimo libro del saggista, in dialogo con Piero Zin, in un incontro dedicato alle diverse tradizioni del pacifismo e al loro significato nel mondo contemporaneo.

Gradisca d’Isonzo torna a essere luogo di riflessione sul rapporto tra storia, politica e cultura della pace. Nell’ambito delle attività del Circolo della Storia, lo scrittore e saggista Roberto Della Seta ha presentato il suo ultimo libro dedicato al tema dei pacifismi, dialogando con lo storico Piero Zin in un incontro che ha unito analisi storica, riflessione civile e attualità.
 
La serata si è aperta con i saluti del presidente dell’associazione Città dell’Uomo, una delle realtà partner del progetto culturale. Nel suo intervento è stato sottolineato il valore della collaborazione tra associazioni, istituzioni culturali e mondo accademico per promuovere momenti di confronto pubblico su temi fondamentali come la pace, la memoria storica e la responsabilità civile.
 
Il progetto è sostenuto da una rete di enti e istituzioni che comprende Fondazione Friuli, l’associazione ÈStoria, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Università degli Studi di Udine e il Consorzio BCC Friuli Venezia Giulia, realtà che da tempo collaborano alla promozione della cultura storica e del dibattito pubblico sul territorio.
 
Roberto Della Seta è giornalista, saggista e figura da tempo impegnata nel dibattito pubblico sui temi dell’ambiente, della politica e dei diritti civili. È stato parlamentare della Repubblica e ha svolto incarichi di responsabilità nel mondo dell’associazionismo ambientalista. Nel corso degli anni ha pubblicato diversi saggi dedicati alle trasformazioni della società contemporanea e alle grandi questioni politiche e culturali del nostro tempo.
 
La scelta del tema non è casuale. In un’Europa attraversata da nuove tensioni internazionali e da conflitti che sembravano appartenere al passato, la parola “pacifismo” torna al centro del dibattito pubblico. Il libro di Della Seta affronta proprio questa complessità: non esiste un unico pacifismo, ma una pluralità di tradizioni, culture politiche e sensibilità morali che nel tempo hanno cercato di opporsi alla guerra e alla logica della violenza.
 
Nel dialogo con Piero Zin è emersa con chiarezza la dimensione storica del fenomeno. Dalla nascita dei movimenti pacifisti nell’Ottocento alle grandi mobilitazioni del Novecento, fino alle nuove forme di attivismo contemporaneo, il pacifismo si è manifestato in modi diversi, spesso intrecciandosi con correnti religiose, movimenti sociali e culture politiche progressiste.
 
Roberto Della Seta ha sottolineato come la storia dei pacifismi sia anche la storia delle contraddizioni della modernità: da un lato la fiducia nel progresso e nella cooperazione tra i popoli, dall’altro la ricorrente presenza della guerra nella politica internazionale. Proprio per questo, ha spiegato l’autore, comprendere le diverse tradizioni pacifiste significa anche interrogarsi sui limiti e sulle possibilità di una politica fondata sulla pace.
 
Nel corso della conversazione, il confronto è stato collegato anche al contesto europeo e al territorio del Friuli Venezia Giulia, una regione che porta ancora visibili i segni della Prima guerra mondiale. In questo senso Gradisca d’Isonzo, come molte città del confine orientale, rappresenta un luogo simbolico dove memoria storica e riflessione sul futuro possono incontrarsi.
 
L’incontro ha suscitato un dibattito con il pubblico, segno di quanto il tema sia oggi sentito. Le domande hanno toccato questioni cruciali: il rapporto tra pacifismo e difesa dei diritti, il ruolo delle istituzioni internazionali, la possibilità di costruire una cultura politica della pace in un mondo sempre più instabile.
 
La serata del Circolo della Storia ha così confermato il valore degli spazi di confronto culturale nei quali la storia diventa strumento per leggere il presente. In un tempo segnato da conflitti e incertezze, tornare a riflettere sui “pacifismi” significa interrogarsi non solo sul passato, ma anche sulle responsabilità del futuro.